Quando penso alla metodologia BimboTeatro e a ciò che ha apportato alla mia vita, professionale e non, mi torna in mente sempre questa frase che ho avuto modo di incontrare proprio facendo ricerca su questa metodologia:
”Siamo realisti, sogniamo l’impossibile”. (Davide Tamagnini, Si può fare)

Mi piace questa frase perché racchiude tutto quello che attraverso la metodologia BimboTeatro ho riscoperto, se vogliamo “reimparato”.
Uso questo termine “reimparo” perché, come Giulia Parrucci ci ripete più volte e BimboTeatro conferma, tutto è già in noi, ogni seme. Abbiamo solo bisogno di situazioni, incontri, contesti che ci consentano di “vederci”, per far emergere risorse, altrimenti rimaste latenti. Dobbiamo cioè ricercare per noi stessi quanto predisponiamo ogni giorno per i nostri bambini al nido: un ambiente di formazione, di apprendimento, di crescita che consenta una libertà di espressione veicolata dal senso comune di appartenenza ad un gruppo che accoglie, protegge e non giudica.

La metodologia BimboTeatro è questo ambiente e ad essa attingo come una sorta di Iperuranio, un mondo dove risiedono le “idee”, le migliori, che attraverso il teatro si palesano e si lasciano riformulare in direzione di un obiettivo: l’educazione dei nostri piccoli che non può quindi prescindere da una rieducazione di noi stessi.
Prima di conoscere la metodologia BimboTeatro, la progettazione educativa del nido risentiva di una certa ridondanza. Come educatrice mi sentivo ingabbiata, impossibilitata ad esprimere in una prassi le idee, le passioni e i valori educativi che sentivo l’esigenza di comunicare. Allo stesso tempo avvertivo come riduttivo e non gratificante l’impegno quotidiano con i bambini senza una partecipazione attiva dei genitori con i quali invece avevo necessità di creare un legame di qualità, presupposto inevitabile per assicurare al bambino un ambiente educativo sano e armonioso.
Pur avendo una formazione pedagogica e pur credendo fortemente nel potenziale e nelle competenze del bambino, così come alle sue capacità di assorbimento, ignoravo quanto si potesse ottenere dalla fascia 12-36 mesi in termini di ascolto, partecipazione, cooperazione, intuizione, coordinazione motoria e molto altro ancora.
Ignoravo inoltre le mie stesse risorse, quelle qualità e capacità che avrei potuto mettere in gioco nella relazione quotidiana con i bambini e nella progettazione educativa e la cui scoperta e rivalorizzazione mi hanno dato modo di creare un percorso educativo a misura di bambino, ma anche di adulto, creando così una zona di intesa, di complicità fra questi due “mondi” che grazie alla metodologia BimboTeatro ho riscoperto vicinissimi, a parlare la stessa lingua, a giocare lo stesso ruolo: quello di esseri umani.


La metodologia ci ha offerto lenti nuove per poter guardare noi stessi e le persone con cui lavoriamo (colleghi, bambini, genitori) da un nuovo punto di vista. La scelta di adottare questa metodologia all’interno della nostra progettazione educativa è una scelta arricchente, rigenerante, che impegna tutta la nostra persona, quindi non sempre facile, a volte tortuosa, faticosa, ma che proprio per questo, ci pone costantemente di fronte ad una domanda:”Quanto crediamo in noi stessi e nel nostro lavoro? Quanto crediamo nell’educazione e nella sua possibilità di darci un
domani diverso, migliore?”. La metodologia mi ha aperto a questa domanda e allo stesso tempo mi ha fornito la risposta facendomi comprendere proprio attraverso l’esperienza dei laboratori e dei seminari formativi come “il processo e il fine dell’istruzione siano la stessa cosa”(John Dewey).