BimboTeatro e la complicità nel lavoro di Team – Parte 2

Dialogo a quattro mani tra Attrici informali

Sandra
E’ proprio la “centralità” del bambino che mi ha fatto avvicinare alla Metodologia.
Durante gli studi accademici e personali ho sentito tante volte enunciare le più grandi teorie sull’apprendimento, sulle intelligenze multiple, sulla centralità del bambino come protagonista attivo nel processo di apprendimento, con attenzione a tutti i suoi bisogni: affettivi, comunicativi, cognitivi, relazionali e motori.
Ed ecco che il mio pensiero pedagogico si è plasmato su queste certezze, su questo semplice eppure complesso concetto: “la centralità del bambino nel processo di apprendimento”. Sì, ma in realtà come avviene questo processo? O meglio come lo si attiva concretamente all’interno di una struttura educativa?
In diversi contesti educativi ho sentito parlare di centralità, ma in ben pochi ho ritrovato questa necessità nella sua accezione più pura, più semplice; come dicevi tu, Marinella troppe volte si va alla ricerca di attività da proporre per compiacere il genitore. Anch’io come mamma mi sono lasciata travolgere da questo “compiacimento” un po’ per stanchezza e pigrizia, un po’ perché non ci stavo credendo più, né come mamma, né come educatrice. Stavo imboccando la via “apparentemente” più semplice: riempire di stimoli e nozioni senza ascoltare. Mi sentivo travolta da una pratica educativa fatta solo di belle parole, ma concretamente non adeguata; mi sentivo barcollare nell’incertezza in balia di un vortice, per uscirne dovevo per forza fare un salto. Ho chiuso gli occhi, mi sono tappata le orecchie e mi sono buttata, poi quando ho cominciato a “volare” avrei voluto avere più di due occhi e un paio d’orecchie, perché sembravano non bastarmi per vedere tutta la bellezza che ogni volta si svela sia durante la formazione che sulla strada magica del laboratorio.
Nella Metodologia di BimboTeatro ho trovato la luce, le risposte alle mie domande, il significato concreto dell’agire con l’infanzia. Dove: la capacità d’ascolto; il rispetto dei tempi dell’altro; la capacità empatica; la capacità di mettersi in gioco; la capacità di “fluttuare” verso l’altro; la capacità di relazionarsi con i bambini; non sono solo concetti o belle parole, ma punti cardine e concreti.
La “centralità del bambino” è il laboratorio stesso.
Quando ti ho proposto la co-conduzione del laboratorio, avevo bisogno di un aiuto, una compagna con cui percorrere la strada, sapevo che stavo aprendo una bella porta, qualcosa di prezioso, ma non immaginavo affatto il perché e dove ci avrebbe portato.
Marinella, tu te l’aspettavi che questa nostra collaborazione potesse attivare questo circolo virtuoso di estrema apertura e comunicazione nido/laboratorio?

Marinella
No Sandra, non avevo aspettative ma posso dirti che non ci ho pensato due volte a lanciarmi in questa nuova esperienza di co-conduzione. Ero certa che avremmo trovato un nostro equilibrio e che sarebbe stata una scelta vincente che mi avrebbe aperto a nuove riflessioni e nuove sfide. Mi sto riscoprendo in una nuova energia decisa a sostenere ma attenta a non sovrastare, in nuovi movimenti e nuovi tempi connessi con i tuoi e sintonizzati al mio ritmo. Partecipare nei panni di Attrice informale ad un percorso condotto da te mi sta dando nuovi occhi con cui osservare il laboratorio e mi sta facendo comprendere quante sfumature posso perdere quando sono io a condurre. Raccontarci ed annotare queste sfumature davanti ad un caffè e condividerle con il team di educatrici testimonia la costruzione di qualcosa che non finisce con il jingle dei saluti, ma che continua a vivere e a trasformarsi grazie al lavoro di una squadra che si mette in gioco con e per i bambini.