Necessaria, magica urgenza

Questa mattina ho partecipato ad un incontro di condivisione con Giulia Parrucci, insieme ai miei colleghi attori informali ed altri professionisti dell’educazione. 

Ci siamo raccontati chi siamo e quale lavoro svolgiamo, quanto sia faticoso e talvolta logorante svolgerlo nell’ “ogni giorno”, progettando e programmando e procedendo per obiettivi e verificando per poi riprogettare… condividere il lavoro in un’equipe in cui non sempre ci si riconosce, lasciare che la nostra azione educativa si innesti con stili genitoriali che non condividiamo, sentirsi entusiasti ma anche sciocchi sognatori contro i mulini a vento. 

Ma la metodologia BimboTeatro mi mette in relazione, contatta il mio bambino interiore e lo fa combattere con la sua arma più potente, il pensiero magico, tanto che torno a credere di poter, io insieme ad una squadra, addirittura cambiare paradigmi educativi consolidati in decenni. 

Rinnovare un paradigma si può, se hai strumenti, formazione e rete, se hai una metodologia operativa di cui puoi fidarti e che è così intelligente da non erigersi a metodo, da restare nel limbo egregio della ricerca-azione, che ad ogni step di verifica si riformula per consolidarsi e crescere. 

C’è stato un momento, stamattina, in cui la commozione mi ha accelerato i battiti: in un racconto di sé e della sua storia, una collega ha mostrato i benefici che la metodologia BimboTeatro ha portato nel contesto educativo in cui opera, ci ha raccontato aneddoti e documentato conquiste: in maniera concretissima mi si è palesata la potenza di uno stile che svela il bambino – la persona – lo rende visibile nella sua autenticità, gli restituisce protagonismo, dignità e valore. Lo abbraccia in una relazione autentica e salvifica.

Ecco, è necessario che questa possibilità di rinnovamento sia conosciuta e magari applicata in ogni tipo di contesto educativo, non solo scuole e nidi d’infanzia: è urgente che la potenzialità salvifica del Teatro si manifesti a  chiunque sia chiamato professionalmente a prendersi cura di qualcun altro. Io sogno e progetto che al lavoro educativo in ogni ambito – con bambini, adolescenti, adulti e anziani – sia restituito il Teatro, quello delle Origini, quel Teatro che è vita e relazione, perché alla persona siano restituite dignità protagonismo e valore, al professionista dell’educazione la felicità, alla relazione educativa il potenziale di cura.