“Insegnate soltanto la magia della vita”

“Non insegnate ai bambini, […]
non indicate per loro una via conosciuta
ma se proprio volete, insegnate soltanto
la magia della vita.”
Giorgio Gaber

Apro e chiudo questo post con due citazioni, una di Giorgio Gaber ed un’altra di Maria Montessori, l’uno cantautore, l’altra pedagogista, ma con la stessa straordinaria intuizione verso il delicato mondo dell’infanzia che oggi mi porta a parlare di felicità riferendomi a BimboTeatro. Quando svolgiamo il laboratorio di BimboTeatro siamo felici. Felicità è un termine che si adatta bene a questa metodologia.

Attraverso BimboTeatro ho fatto mia la convinzione che essa sia qualcosa che si lascia intuire e dove questa intuizione si manifesta, lì bisogna fermarsi, ricercare, indagare per fermarla e continuare a costruirla. La consapevolezza di questa possibilità è arrivata gradualmente, incontro dopo incontro, laboratorio dopo laboratorio, seminario dopo seminario, formazione dopo formazione e proprio per la sua gradualità, come qualunque altro apprendimento, si è stabilizzato, piantato, mettendo radici profonde.
La felicità si apprende, si apprende attraverso il fare e noi in BimboTeatro facciamo la felicità, celebrando la vita.
Il parco giochi, dove ci dirigiamo ogni volta che andiamo alla ricerca di piccolo giallo, come ogni altro luogo esplorato durante il laboratorio, è una metafora della vita, ma di una vita vissuta all’insegna della promozione dell’essere umano, dove parole come “magia”, “bellezza” “gioia”, “gratitudine” vengono toccate con mano, guardate occhi negli occhi attraverso gli sguardi che si succedono tra noi e i bambini e tra i bambini stessi. Non sono più utopie del nostro tempo o ostaggio di una nostalgia non affrontata. Il bambino ha con sé ogni possibilità e attraverso l’esperienza teatrale ognuna di esse affiora, emerge e risale fino a noi come uno svelamento, una illuminazione che ci consente di riaggrapparci alla vita e al diritto di indirizzarla verso il futuro che i bambini ci lasciano già intuire. Essi sono il domani che ci manca e che abbiamo il dovere di tentare di realizzare per poter conservare in loro e in noi la felicità di oggi.

“Vi sono due livelli di amore. Sovente, quando si dice di amare i bambini, ci si riferisce alle cure, alle carezze che si prodigano a quei bambini […] Ma il livello di cui parlo io è un altro. L’amore non è più né personale, né materiale: chi serve i bambini sente di servire lo spirito dell’uomo, lo spirito che deve liberarsi. La differenza di livello è stata colmata, non dall’insegnante, ma dal bambino: è l’insegnante che si è sentita portare ad un livello che non conosceva. Il bambino l’ha fatta crescere […]”

Maria Montessori