Lo spazio come strumento fortemente educativo, vivo e comunicante

BimboTeatro ha significato molte cose per la mia vita professionale e personale. Prima di ogni altra cosa è un’occasione per continuare la ricerca, lo studio, l’approfondimento, il desiderio di conoscenza che sempre mi ha accompagnato nella vita, ma senza perdermi nel vasto oceano del sapere, trovando infatti in questa Metodologia la mia rotta che mentre mi porta all’apprendimento di nuove conoscenze e nuove strumenti operativi per l’agire educativo e per la mia crescita professionale, mi arricchisce come persona, come essere umano riconducendomi inevitabilmente attraverso il teatro al corpo, alla musica, alla poesia, alla bellezza fino a tornare alla fiaba e ad approcciarmi ad essa con un gusto, una fame ed un entusiasmo del tutto nuovi come nuovi sono gli occhi con cui guardo oggi all’educazione e alle sue infinite possibilità di vincere sulla mediocrità, sulla povertà d’animo e di sentimenti, sulla violenza.

Una possibilità rappresentata da una strada magica che non è difficile da trovare, ma non si offre se non a quanti hanno scelto di attraversare un confine costituto dalla consapevolezza che non basta più accudire se non diamo a questa parola il senso più profondo e ampio che merita. Perché accudire è avere cura del bambino nella sua globalità, di noi stessi e di tutto quanto ci circonda.

A partire dallo spazio.

 

Tra le tante conquiste che potrei oggi riportare voglio soffermarmi su questa che è stata un’altra importante rivelazione della Metodologia BimboTeatro. La consapevolezza dello spazio come strumento fortemente educativo, vivo, comunicante che necessita della volontà di chi lo abita per emanare la sua energia creativa. Perché lo spazio è tanto più vivo se gli diamo vita attraverso le nostre azioni, i nostri sogni e le nostre speranze. E pertanto non necessita di orpelli e gingilli per essere significativo, in quanto non è la materia a renderlo “sensibile”, ma il messaggio che in esso noi costruiamo. E questa strada disegnata sul pavimento compie la magia di comunicarci l’inizio di un cammino, di un viaggio e avviarci ogni giorno verso “questa sensazione piacevole di ciò che accadrà”.

 

Ogni volta che i bambini si siedono sulla strada magica essi compiono un salto in direzione della crescita, della volontà, della consapevolezza che qualcosa è cambiato, che siamo altrove, ma lieti e felici di questo cambiamento siamo ben disposti ad accettare quello che comporterà e ci accorderemo per vivere la favola.

 

Traduco tutto questo con le parole di Jurij Alschitz che ben descrive questo istante, il momento in cui siamo lì, sulla strada magica e tutto sta per avere inizio:

 

“Amo osservare il modo in cui ogni attore accorda il suo strumento. È così che in un’orchestra i musicisti si accordano prima di iniziare il concerto…una musica bella, sorprendente. Ancora non c’è alcuna armonia, né un ritmo preciso o una melodia finita. Poi tutto converge in un insieme indissolubile, che si muove seguendo un’unica legge, utilizzando le stesse regole. Andranno tutti insieme e ognuno per sé. Così dall’unicità dei singoli nasce gradualmente l’ensemble.Ma questa sarà una musica totalmente diversa.”